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… Una cosa veramente bella, di cui vi vorrei raccontare la storia.E’ la storia di tanti regali che, oggi, vi offro con profonda emozione.

Sono nato da una famiglia di otto figli, nel 1938. A diciotto mesi sono stato affidato ai miei zii i quali, nell’adolescenza inoltrata, mi hanno adottato. Quello era un tempo di guerra: un tempo dove le differenze che nascono tra gli uomini sono livellate dalla necessità della sopravvivenza. Quel tempo insegnava a vivere la vita quotidianamente: attimo per attimo. Il lavoro, anche quello più umile, era sempre vissuto con dignità e come parte fondamentale della vita di un uomo: il pane non doveva mai mancare e nulla doveva essere sprecato.
In una famiglia allargata d’altri tempi, dove un figlio poteva essere il dono più grande da offrire a chi non ne aveva, ho imparato il senso della comunità e del donarsi agli altri,… anche a scapito di una grande sofferenza, come quella che ha provato “Mammà Chicchina”, quando mi mise in braccio a mia sorella e mi mandò da “Mammà Carmela”.
L’amore e la dedizione dei miei nuovi genitori, poi, mi ha insegnato, negli anni, che l’amore, quello vero, è incondizionato.
Cresciuto in questa realtà familiare particolare e vivendo i tempi della guerra e della ricostruzione, ho imparato che nulla si può fare senza l’aiuto tra gli uomini. Ho capito cosa è la condivisione, la comunione con il prossimo.
Ho sempre tenuto presente, da allora, che nulla ci viene concesso di produrre, se non con l’amore, la buona volontà e la dedizione: perché tutto è e accade sotto gli occhi di Dio.
Un Dio che non ha mai smesso di vedere e provvedere.
La mia riconoscenza verso quella Provvidenza, che non è mai mancata nella mia vita, mi ha fatto sempre guardare oltre. Ho sempre guardato di là dal mondo che apparteneva esclusivamente alla mia famiglia. Verso il 1996, quando ho incominciato a sentire di aver provveduto al meglio alla vita dei miei cari, ho incominciato a percepire di essere pronto a dirigere i miei sforzi verso un “Qualcun Altro” che poteva avere bisogno di me.
“Quanta gente è nella sofferenza” – mi sono detto: “come posso fare per portare un valido aiuto?”
Un sogno che nutrivo da ragazzo e che non avevo mai abbandonato era quello di donare la casa dei miei due papà alla comunità. Questo sogno è tornato, sempre più prepotente, ma non sapevo come muovermi e dove dirigermi perché questo sogno si potesse realizzare.
“A chi posso rivolgermi?”.
Alle domande, che mettevano in subbuglio il mio cuore, il Signore rispose con un nome: Padre Antonio.
Avevo sentito parlare molto di padre Antonio Loffredo, del suo lavoro pastorale nel mio quartiere, tra la mia gente.
Padre Antonio, si diceva che s’impegnava molto a preparare e orientare, soprattutto i giovani, verso l’aiuto dei più deboli, cercando al contempo di spingere l’intera comunità a una vita di dedizione verso il prossimo. Decisi allora che dovevo incontrarlo.
La mattina di un mercoledì delle Ceneri, mi recai in un piccolo ufficio della parrocchia di Maria Santissima delle Grazie al Purgatorio e gli aprii il mio cuore, perché lui, con l’aiuto del Signore, vi rimettesse ordine e mi guidasse verso qualcosa che poteva essere gradito a Dio.
Gli parlai del mio sogno, della mia profonda esigenza di “aiutare”.
Proprio in quei giorni, mi disse Padre Antonio, era alla ricerca di spazi.
I ragazzi della parrocchia, che avevano fatto un cammino di fede e si erano aperti con entusiasmo al privato sociale, stavano costituendosi in cooperativa: Il Millepiedi. Dopo l’incoraggiante esperienza della prima casa famiglia “Itaca” per bambini in difficoltà e l’accoglienza semplice di tanti tossicodipendenti, incominciavano a occuparsi di progettazione e, riscontrando la fiducia dell’ente pubblico, esprimevano il bisogno di poter disporre di nuovi spazi, dove collocare un lavoro che diventava sempre più corposo.
Sembrò a tutti e due che quell’incontro non era stato preparato semplicemente dalla nostra volontà …
Docili a Colui che tutto predispone, incominciammo ad incontrarci con più frequenza.
Piano piano cominciava a prendere forma la Fondazione “Aniello Raucci”…

Il fondatore, Aniello Raucci,
(dal discorso di inaugurazione della MASSERIA RAUCCI,
novembre 2005)